Trezeguet al Lione: un matrimonio mai celebrato - B1897

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Trezeguet al Lione: un matrimonio mai celebrato

Trezeguet al Lione: un matrimonio mai celebrato









Un simbolo della Juventus pre e post Calciopoli. Si scrive David Trezeguet, si legge leggenda. Un centravanti vecchio stampo, rimasto - eccome - nei cuori dei tifosi della Vecchia Signora. Tanto da essere stato nominato, una volta appesi i tacchetti al chiodo, ambasciatore del club bianconero.

E pensare come, in piena tempesta, il centravanti francese avesse pensato concretamente al trasferimento in Ligue 1. Estate complicata - quella del 2006 - per Madama. Caratterizzata da diverse partenze e, soprattutto, dalla retrocessione nella cadetteria.

Ecco, dunque, il Lione a sondare un doppio colpo: Mauro German Camoranesi e, appunto, l’ex 17 zebrato. Due trattative impostate con i rispettivi entourage, ma non sfociate nella fumata bianconera.

Insomma, muro eretto nella vecchia sede di corso Galileo Ferraris. Con un braccio di ferro tanto studiato quanto sudato. Coordinato, successivamente, dall’arrivo di Didier Deschamps.

Da connazionale a ruolo chiave. Il mondo del calcio va così e, dunque, l’effetto sorpresa è sempre dietro l’angolo. Può accadere, quindi, che un fresco finalista di un Mondiale - dopo una lunga valutazione - decida di legarsi anima e cuore a quel club che l’ha reso grande. Come si dice? Nella gioia e nel dolore.



Con tanti saluti al Lione. Che, comunque, avrebbe fatto carte false pur di assicurarsi Trezeguet. Uno che sapeva fare goal. Uno che sapeva inventarsi i goal. Il resto è storia, con un bottino complessivo da urlo: 321 presenze e 171 reti. Per farla breve, il miglior marcatore straniero della storia juventina.

Resta un amore lungo dieci anni, passato dalle stelle a momenti delicati, ma sempre nel nome del rispetto reciproco. Proprio come ricordato dal diretto interessato nella lettera d’addio:

“La mia più bella vittoria in bianconero è stata la promozione dalla B alla A. Una fantastica esperienza di vita. I tifosi ci consideravano degli eroi perché avevamo scelto di restare. Si sentiva stima, amore. E intorno a noi abbiamo visto crescere dei ragazzini che oggi sono dei grandi giocatori. Penso a Chiellini, a Marchisio. Se qualcuno credeva di ammazzare la Juve scaraventandola in Serie B allora ha proprio sbagliato tutto. Quell'esperienza ha reso ancora più grande il mondo Juve”.


Goal.com





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